
Nicole ha 15 anni.
È una studentessa, una cantante, ed è ipovedente dalla nascita.
Alle medie si sentiva in gabbia.
Le persone che aveva intorno non erano buone influenze e la spingevano a chiudersi sempre di più.
Faceva fatica a costruire relazioni, soprattutto con i compagni di classe, e dentro sentiva che qualcosa non stava funzionando.
Con il tempo ha capito che quel malessere era legato alle sue insicurezze.
In particolare al fatto di vedere poco.
Dal suo punto di vista, questa condizione la limitava in tanti ambiti e le faceva sentire il mondo ancora più lontano.
Verso la fine delle medie è arrivato il momento più buio.
La mattina si alzava senza trovare più un senso nel vivere.
Andava a scuola, faceva i compiti, ma aveva perso anche la passione per la musica.
Stava persino pensando di lasciare il canto, che era sempre stato il suo rifugio più grande.
È stato lì che Nicole ha capito che non era giusto, soprattutto nei confronti di sé stessa, continuare a trascurarsi e lasciare che la sua vita prendesse una direzione che la stava facendo affondare.
La sua famiglia le è stata accanto ancora prima di iniziare un percorso di coaching.
È stata quella spinta silenziosa che le ha permesso di ricominciare.
Il primo vero passo concreto sono stati dieci giorni di piccole sfide.
In quei giorni Nicole ha scoperto che tante cose che le sembravano impossibili erano, in realtà, meno spaventose di quanto avesse immaginato.
Uscire da sola con il bastone.
Andare a fare la spesa.
Prendersi cura di sé.
Ha iniziato a vestirsi meglio, a cucinare da sola, a uscire di più.
Prima non metteva canottiere perché non le piaceva mostrare il suo corpo.
Con quelle sfide ha iniziato a guardarsi con occhi diversi.
La sua routine è cambiata.
Ogni giornata aveva una piccola differenza.
All’inizio pensava che fosse colpa degli altri.
Credeva di non essere accettata perché vedeva poco.
Poi ha capito qualcosa di fondamentale: era lei a non accettarsi.
Aveva paura che gli altri vedessero solo “la ragazza ipovedente”,
quando in realtà era lei che si stava imponendo di non accogliersi per quella che era.
Quando l’ha capito, qualcosa è cambiato.
Ha continuato a lavorare su sé stessa, a darsi delle sfide, a scrivere elenchi di punti di forza e di debolezza.
All’inizio i punti di forza erano pochi, non perché non ci fossero, ma perché non voleva vederli.
Col tempo ha capito che molte di quelle che chiamava debolezze potevano trasformarsi in risorse.
Ha iniziato a curarsi, anche con piccoli gesti, e ad accettarsi per quella che è.
Oggi Nicole si sente sé stessa.
Con i suoi pregi e i suoi limiti.
Ha imparato che non bisogna mai smettere di camminare.
Si può cadere, si può rotolare, ma è importante arrivare in cima con i propri tempi e i propri metodi.
Per lei l’obiettivo è sempre stato la musica.
E oggi, tutto ciò che Nicole ha immaginato anche nei momenti più bui ha iniziato a prendere forma.
Quelle immagini, quei sogni tenuti accesi quando la fiamma era piccola e il vento forte, sono diventati realtà.
Oggi Nicole canta.
Oggi la sua voce esiste nel mondo.
Il suo brano “Incantata” è disponibile su Spotify.
È la prova che immaginare non è tempo perso.
Che sognare, anche quando sembra inutile, è già un modo di camminare.
E a volte, un passo alla volta, i sogni trovano davvero la loro voce.